Terremoto - Distruzione

pubblicato su “vivere sostenibile roma”, novembre 2016


L’uomo è infinitamente piccolo di fronte alla Natura, ma infinitamente grande se accetta di farne parte (Blaise Pascal)

Il terremoto tra Lazio, Umbria e Marche del 24 agosto 2016 impone alcune considerazioni anche doverose per l’importante bilancio di perdite di vite umane. La mente corre veloce a L’Aquila (2009) e all’Irpinia (1980) quando i notiziari dicevano “forte scossa sismica, senza vittime” e scoprire, in realtà, un territorio devastato con un bilancio di 3000 vittime. E poi, la perdita dei luoghi: la casa, il bar, il Corso, la scuola.

La modernità è antinaturale per nascita. Costruire significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre. La città è un insieme organico di relazioni tra ambiente di appartenenza e opera del singolo tramite la collettività. Ogni ripetizione ciclica è arricchimento perché porta con sé la memoria storica del territorio. Se si esamina quanto è successo nel secolo scorso, ci si rende conto che abbiamo inseguito gli eventi, piuttosto che prevenirli. Oggi appuriamo che tutta l’Italia è zona sismica ad eccezione della Sardegna, ma fino al 1980 abbiamo classificato come sismiche solo le zone appena colpite da un terremoto, non curandoci di valutare l’effettiva pericolosità di altre zone con una storia sismica importante, seppur non recente.

Un terremoto ci mostra i nostri errori, ma non ne è l’autore. Gli studi sull’ingegneria sismica hanno fatto grandi progressi, determinando strategie di prevenzione del rischio: partendo dagli obiettivi e dalle prestazioni che si vogliono ottenere da una struttura ai requisiti necessari al conseguimento di tali prestazioni. Siamo armati fino ai denti di strumenti di conoscenza. Ma per frenare e deviare la corsa non ci aiuterà la tecnologia. Solo un nuovo “Umanesimo” può portare a una nuova attitudine.

Di fronte al collasso ambientale, l’Architettura deve dare anch’essa la sua risposta. La Bioarchitettura® vorrebbe essere il contributo per una nuova disciplina progettuale in una visione più ampia volta alla multidisciplinarietà di campi di studi, per un utilizzo razionale e ottimale delle risorse, che intenda consone modalità di costruzione e di uso del territorio. All’Architettura, quindi, il ruolo di riequilibrio tra città, abitanti e natura per una conciliazione tra attività, comportamenti umani e preesistenze ambientali al fine di realizzare, con azioni correttive preventive, un miglioramento della qualità della vita dell’uomo. L’anima di un luogo non va cancellata. È il recupero delle tecniche costruttive e delle materie naturali per tornare a fare bene. In questa prospettiva prima di progettare e intervenire crediamo sia necessario fare un passo indietro e ascoltare, capire e colloquiare con i cittadini, le imprese, il luogo, il cielo, il vento e, specialmente, la loro storia.

 

 

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