Qualità della vita

pubblicato su “vivere sostenibile roma”, dicembre 2016


Trascorriamo il 90% della nostra vita in spazi chiusi come casa, ufficio, scuola, palestra, ecc. e sempre più persone mostrano intolleranza verso gli inquinanti presenti in questi ambienti. L’inquinamento indoor è dovuto a componenti strutturali, tecnologiche e di arredo come le resine di urea formaldeide nelle colle presenti in quasi tutti i mobili, i prodotti della combustione del metano nei fornelli in cucina, le fibre di amianto e le polveri di piombo, i campi elettromagnetici, batteri e funghi. Una scarsa ventilazione e aerazione degli ambienti, generata da una cattiva gestione del risparmio energetico, rende difficile lo smaltimento degli inquinanti. I contaminanti si trovano spesso a livelli anche inferiori ai limiti stabiliti dalla norma, stesso discorso per l’inquinamento elettromagnetico, ma ciò non garantisce la salubrità degli spazi chiusi. Per tale motivo i disturbi più disparati possono originare, nei soggetti sensibili, dai luoghi che dovrebbero essere sicuri, ossia le nostre case e gli ambienti di lavoro.

La MCS (Sensibilità Chimica Multipla) è una malattia di recente sviluppo che deriva spesso dalle cattive condizioni ambientali sia degli spazi aperti sia di quelli confinati. I sintomi più frequenti, altamente lesivi della qualità della vita, sono quelli di tipo allergico come difficoltà respiratoria, nausea, emicrania, dermatiti da contatto, vertigini, ipersensibilità agli odori e elettrosensibilità. Questi malati rappresentano delle sentinelle di allarme che dobbiamo cogliere, perché la malattia si sta diffondendo in maniera direttamente proporzionale all'incrementarsi di nuove abitudini sociali passando per i materiali da costruzione fino ai complementi di arredo. L’industrializzazione su larga scala ha alterato quella maniera di costruire e di arredare involontariamente sano: quasi tutti i materiali sono stati sostituiti con surrogati d’origine petrolchimica e quelli esistenti fin dall’antichità sono stati additivati con sostanze sintetiche. Studi scientifici sostengono che l’evitamento delle sostanze chimiche nell’ambiente, nell’alimentazione, nei prodotti per l’igiene della persona e della casa ecc. sia necessario per abbassare il carico tossico totale contenendo le risposte allergiche.

Un edificio si può definire sano se tutte le sue componenti, dalla struttura alle finiture, rispondono a requisiti di bioecologicità, qualità indispensabile per un corretto costruire in funzione dell’uomo. Il bioarchitetto si propone, nella sua competenza, di ridurre al minimo i fattori di disturbo che una struttura edilizia può arrecare a un organismo: la riduzione degli inquinanti all’interno degli ambienti è un passaggio fondamentale per una vita più sana e meno esposta a pericoli.