Bioarchitettura come diritto

pubblicato su “vivere sostenibile roma”, novembre 2016


Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. [Albert Einstein]

Tutti ne parlano, tutti si mostrano interessati, alcuni professionisti sono addirittura obbligati a riferirvisi in tempi strettissimi per legittime, anche se non sempre corrette, richieste da parte di una clientela poco informata.

Stiamo parlando della Bioarchitettura, o meglio dell’insieme delle regole progettuali e delle tecniche costruttive che vanno nella direzione della sostenibilità. Rispetto a pochi anni fa, anche se in ritardo in confronto ad altri Paesi, in Italia abbiamo più certezze e normative, soprattutto per quanto riguarda i materiali da costruzione. Ma è un cammino ancora difficile e una partita tutta da giocare, quella che, a fronte di determinati accorgimenti, non sempre o non più sensibilmente onerosi rispetto al tradizionale, tende a creare migliori condizioni di vita. Di fatto avviene una ghettizzazione di questo approccio “bio”, mentre è nostra convinzione che alcune soluzioni dovrebbero di diritto entrare nelle good practices della progettazione architettonica e della realizzazione edilizia, non come vincoli e costi maggiori, ma come diritto dell’uomo.

Bioarchitettura significa avere un diverso approccio alla vita, in equilibrio con risorse, energie, forze telluriche e cosmiche che da millenni garantiscono la sopravvivenza della nostra specie sul pianeta. Significa instaurare una relazione di reciprocità con ciò che ci circonda, esprimendo un rispetto per la vita e per le cose, al di là di mode e tendenze. Ecco perché la Bioarchitettura, espressione più vasta di una conoscenza che per tradizione abbiamo ereditato dai nostri avi quali gli etruschi, i romani, i celti e le popolazioni mediterranee, non vuole imporsi come moda o tendenza, ma applicare criteri che potremmo definire semplicemente di “buon senso” a tutti gli ambiti progettuali.

Il Bioarchitetto intende l’Architettura non solo come disciplina del costruire ma anche come ragione etica e sociale, nei riguardi dell’essere umano e del suo benessere in armonia con il suo Habitat. Un costruito che deve tornare a essere il prolungamento dei sensi, delle abitudini, del nostro modo di essere e di vivere, recuperando un concetto antico di architettura che respira e interagisce con i suoi abitanti e l’ambiente: consuma poco, sporca ancor meno offrendo molto in termini d’igiene e comfort.